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Il deserto del RUB-AL-KHALI in OMAN

09 Febbraio 2021

Lo chiamano il quarto vuoto perché occupa un quarto della penisola arabica fra l’Oman, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e lo Yemen e viene inteso come quarto elemento dell’universo, dopo il cielo, la terra e il mare, ma anzichè vuoto l’ho trovato pieno di emozioni, forme e colori sempre diversi con forti contrasti fra il rosso acceso della sabbia e il bianco accecante delle pianure saline, sempre con l’azzurro del cielo terso presente sullo sfondo.

Non ci si può addentrare da soli perché non esistono punti di riferimento e i satellitari non ricevono alcun segnale ma con i miei amici esperti istruttori di guida fuoristrada che si sono divertiti a guidare le due jeep che abbiamo noleggiato, siamo stati accompagnati da due brave guide locali con un pick-up d’appoggio che trasportava tutto l’occorrente per campeggiare e con i rifornimenti per la cucina, le riserve d’acqua oltre alla legna per accendere il fuoco e alle taniche con le scorte di carburante necessarie, offrendoci sempre tutto l’aiuto e la tranquillità del loro appoggio professionale in caso di insabbiature o altri imprevisti spesso presenti tra le sabbie e le piste sconnesse del deserto e regalandoci utili trucchetti di guida oltre ad insostituibili consigli e informazioni con storie e aneddoti che hanno arricchito enormemente la nostra esperienza di viaggio.

Dopo aver percorso circa 400km da Nizwa fino ad Haima per un ultimo pernottamento presso una guest-house semplice ma confortevole, si lascia la strada asfaltata a Quitbit per entrare nel grande deserto, immediatamente immersi nella magia delle dune più alte del mondo che arrivano fino a 300 metri di altezza e si perdono all’orizzonte in un paesaggio che cambia continuamente perché il vento ridefinisce la linea di ogni duna cambiandone aspetto ogni giorno.

Non ci sono campi tendati fissi e si pernotta in campi mobili per dormire sotto le stelle, in piccole tende a forma d’igloo, dotate di tutto il necessario con materassini, cuscini, coperte o sacchi a pelo; per lavarsi si usa l’acqua razionata evitando inutili sprechi, mentre le guide sistemano la cucina da campo con tavoli, sedie e luci a led prima di iniziare a preparare la cena da gustare immersi in un panorama naturale indimenticabile.

Ogni sera dopo aver trovato la zona dove campeggiare, si sale su una duna vicina per scegliere un punto dove sedersi a bere una tazza di te aspettando il tramonto finché l’ultimo raggio del sole tinge ancora qualche piccola nuvola persa nel cielo.

Dopo cena si accende il falò, senza avvicinarsi troppo così da rimanere al buio per riuscire a toccare ogni stella con un dito, condividendo le storie curiose raccontate dalle guide omanite fra leggenda e realtà assieme ai propri compagni di viaggio.

La vera essenza è il lusso dell’esperienza e ogni mattina ci si alza alle prime luci dell’alba mentre tutto attorno si tinge di rosa e in pochissimo tempo i colori si accentuano infuocando le cime delle dune più alte; dopo aver smontato il campo si riparte, addentrandosi sempre di più nel deserto che offre panorami sbalorditivi e muta aspetto continuamente, passando dalla sabbia più chiara piena di piccoli arbusti delle piccole dune a quella più scura delle dune più grandi attraverso un’infinita varietà di sfumature e regalando un immenso senso di libertà.

La sabbia è ancora fredda e sembra impossibile che fra poche ore diventerà caldissima e bisognerà trovare riparo all’ombra delle palme nelle piccole oasi per fermarsi a pranzo e dove incredibilmente si trova anche qualche sorgente d’acqua.

Durante il tragitto si attraversano spettacolari pianure bianche di gesso, che ricordano la preistorica presenza di un mare remoto e che si alternano alle alte dune che si riescono a superare grazie alla potenza dei fuoristrada, cercando sempre i passaggi più comodi ma non privi di difficoltà, con vertiginosi salti mozzafiato. Isolati branchi di dromedari ci stupiscono ad ogni incontro e i cuccioli ci ricordano che la vita trova forza anche nelle situazioni più difficili.

Certamente un viaggio di questo tipo è consigliabile solo a viaggiatori appassionati con un grande spirito di adattamento alle condizioni estreme scarse di comodità ma dominate dai ritmi della natura sempre entusiasmanti, pronti ad essere catapultati in una dimensione spazio-temporale dove i punti di riferimento collassano restituendo un senso di libertà assoluta e una consapevolezza unica del privilegio di esserci. Bisogna metterci tutto l’impegno per imparare a conoscere i segreti del deserto, leggendo i segni lasciati sulla sabbia e ascoltando il rumore del vento nel più assoluto silenzio, sdraiandosi sulla sabbia a piedi nudi per cercare di avvicinarsi al cielo e unire la punteggiatura delle stelle per scrivere ognuno la propria storia.

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